Quando il paziente ha ricevuto la comunicazione della disponibilità di un organo compatibile per il trapianto, deve recarsi il più prontamente possibile presso;

Unità Operativa Chirurgia
dei Trapianti di Fegato e Multiorgano
Direttore: Prof. Antonio D. Pinna
3° piano del Padiglione 5
Policlinico Sant’Orsola Malpighi
in via Massarenti, n° 9 - Bologna
Telefono 051.21.44.203

Deve ricordarsi di non bere o mangiare nulla una volta chiamato.
Quando arriva in reparto, il trapiantando viene accolto dall’infermiere reperibile e da un medico. Gli verranno fatti degli esami ematici e colturali, radiologici ed un elettrocardiogramma per controllare che lo stato di salute non sia cambiato dall’ultimo controllo eseguito e che non siano comparse controindicazioni al trapianto.
Verrà eseguito il cross-match fra il paziente ed il donatore.

Il paziente dovrà fare un bagno per rimuovere il più possibile i germi dalla cute, verrà rasato per prevenire le infezioni e farà un clistere evacuativo per svuotare l’intestino in previsione della fisiologica costipazione postoperatoria.
Gli verrà richiesto di sottoscrivere una serie di documenti che attestano:


  • il suo consenso all’ esecuzione dell’intervento chirurgico;
  • il suo consenso all’ esecuzione dell’anestesia;
  • il suo consenso alla eventuale esecuzione di trasfusioni di sangue durante l’intervento;
  • il suo consenso all’esecuzione del test del HIV (quello dell’AIDS);
  • il suo consenso alla partecipazione ad eventuali studi clinici;
  • il suo consenso all’esecuzione del trapianto con organi che eventualmente provengono da donatori con caratteristiche cliniche particolari;
  • il suo consenso all’esecuzione del trapianto con organi split.


A questo punto, e quando il fegato del donatore sarà arrivato a Bologna, si inizierà l’intervento.
L’incisione della cute prevede un taglio sotto l’arcata costale destra e che si prolunga per alcuni centimetri verso la linea mediana sotto l’osso xifoide (lo sterno) e talora verso sinistra sotto l’arcata costale sinistra. In alcuni pazienti è necessario utilizzare, durante il trapianto, un by pass extracorporeo che preleva il sangue dalla parte inferiore del corpo e dall’intestino per reintrodurlo verso il cuore attraverso una vena nell’ascella; tali pazienti si sveglieranno con due piccole incisioni in più, nell’inguine e nell’ascella appunto, in genere la sinistra.

Alla fine dell’intervento il paziente si sveglierà con due drenaggi addominali che escono dal fianco destro e in alcuni casi con un piccolo tubicino trasparente (il tubo di Kehr) dal quale fuoriuscirà la bile. I drenaggi verranno rimossi dopo qualche giorno ed il tubo di Kehr verrà chiuso dopo aver eseguito un controllo radiologico e lasciato così per circa 3-6 mesi, quindi successivamente rimosso durante un breve ricovero.

LA TERAPIA INTENSIVA

Il reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva, il cui responsabile è il Prof. Stefano Faenza è molto particolare e diverso dai comuni reparti di ricovero. In questo reparto il paziente viene ammesso subito dopo il trapianto, per la necessaria terapia medica post-operatoria. In questo reparto i parenti non possono accedere se non in giorni ed orari stabiliti.
Il ricovero in Terapia Intensiva non significa assolutamente che l’intervento non sia andato bene. La permanenza in Terapia Intensiva è semplicemente dovuta al fatto che in questo reparto vi è la possibilità di una più attento monitoraggio rispetto ad un reparto normale.

L’area intensiva è costituita da 8 dotati di sistemi di monitoraggio sofisticati, respiratori automatici di ultima generazione, dispositivi per dialisi, pompe ad infusione e quant’altro necessario per la cura dei pazienti critici.

Il risveglio dall’intervento viene controllato da una serie di strumenti che nella maggior parte dei casi producono suoni molto diversi fra loro. Un tubo posizionato nelle prime vie respiratorie (in trachea) aiuta a respirare fino al momento in cui il paziente non sia di nuovo in grado di farlo da solo, di solito dopo qualche ora. Questo tubo è attaccato ad un respiratore automatico che aiuta ad espandere i polmoni al giusto livello. La presenza di tale tubo tuttavia rende impossibile il parlare ed il bere. Il personale infermieristico della Terapia Intensiva assiste completamente il paziente nell’aspirare eventuali secrezioni e nel tenere le labbra e la bocca sufficientemente umide. Per comunicare con il personale è sufficiente fare dei segni di “si o di “no” con la testa o, eventualmente, scrivere su piccoli blocchi di carta per appunti. Alla rimozione del tubo sarà molto importante fare lunghi respiri profondi e frequenti colpi di tosse per mantenere i polmoni puliti e ben ventilati. Un secondo, più piccolo tubo, viene posizionato durante l’intervento nello stomaco e fatto fuoriuscire attraverso una narice. Tale sondino (sondino naso-gastrico) permette la fuoriuscita delle secrezioni gastriche nel periodo post-operatorio e viene rimosso non appena l’intestino ritornerà alle sue funzioni normali. Un ulteriore tubo (catetere) è posto in vescica per la raccolta delle urine ed il controllo della funzionalità renale. Il catetere viene in genere rimosso pochi giorni dopo l’intervento. Al paziente è comunque richiesto di continuare a raccogliere le urine in recipienti appositi per verificarne la quantità giornaliera.
Il paziente può presentare durante la degenza dei disturbi psichici, legati sia alla situazione particolare sia ai farmaci somministrati. Tali disturbi sono temporanei e soggetti a regredire spontaneamente.

Sempre durante la degenza viene iniziato un programma di terapia fisica con uno specialista in terapia fisica, che proseguirà successivamente il trattamento in reparto.


LA DEGENZA IN REPARTO

Il Reparto Trapianti è stato pensato per assicurare il massimo confort al paziente ed è è all’interno di un’area di ricovero più ampia dove sono ricoverati anche i pazienti in attesa di trapianto o sottoposti a interventi di chirurgia epatobiliare , il reparto dotato di n. 28 letti e di tutti i servizi necessari per garantire una ottimale assistenza medico-infermieristica è comprensivo al proprio interno di un’area semintensiva dove il paziente , dopo i primi giorni trascorsi in terapia intensiva, potrà continuare ad essere monitorizzato ma potrà iniziare ad alimentarsi e a mobilizzarsi Ogni stanza di degenza è a due-tre letti (speciali, di estrema duttilità ed utilità per il comfort) con bagno e ampie finestre.

La degenza in reparto dura circa tre settimane. Il decorso post-operatorio è estremamente variabile ed è difficile che due pazienti si comportino nella stessa maniera. Il paragonare le proprie esperienze con quelle di altri pazienti trapiantati può generare confusione. Oltre al tacrolimus il farmaco principale per la terapia antirigetto, vengono somministrati diversi farmaci che il paziente deve assumere con particolare cura ed attenzione. Durante la degenza un parente potrà stare vicino al paziente trapiantato nelle ore di visita dalle 12 alle 14 e dalle 18 alle 20.

È importante che il familiare non abbia infezioni in atto (influenza, tosse, raffreddore), e che adotti le norme comportamentali ed igieniche suggerite dal personale di reparto.

Il paziente può uscire dalla stanza non appena le sue condizioni lo consentono, se non vi sono altri problemi particolari.

Al paziente verranno eseguiti prelievi giornalieri per i primi 10 giorni e quindi tre volte alla settimana per monitorare la funzionalità epatica, quella renale e per prevenire e controllare gli eventuali episodi di rigetto.
Sarebbe consigliabile non fare il bagno o la doccia sino a quando i punti di sutura non vengono rimossi, questo avverrà dopo circa 10-15 gg. dal trapianto.

 

 

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