Nella stragrande maggioranza dei casi il trapianto di fegato necessita di un donatore cadavere. I donatori sono generalmente persone che hanno avuto un ictus cerebrale o un trauma cranico, senza importanti lesioni al torace o agli organi addominali. Le cause più frequenti sono quindi le emorragie intracraniche spontanee (ictus), i traumi cranici conseguenti ad incidenti stradali, le ferite da arma da fuoco alla testa. Esiste una legislazione molto attenta e severa a proposito delle donazioni e che assicura la morte cerebrale del cadavere. Questa viene valutata per almeno 6 ore da una commissione medica presente in ogni ospedale italiano, prima di dichiarare la morte cerebrale irreversibile del donatore e quindi permettere il prelievo degli organi.

Una volta che l’organo viene reperito, si sceglierà il ricevente in base allo stato di gravità, al gruppo sanguigno, al peso del donatore e alle dimensioni dell’organo. Viene inoltre eseguito il “cross match” che non è altro che un test di laboratorio per valutare la compatibilità tra il fegato del donatore e quello del ricevente.
Nel trapianto di fegato, a differenza di altri organi, il cross-match ha un’importanza relativa, poiché vengono trapiantati con successo pazienti che presentavano un cross-match positivo.

Quello che invece è considerato il fattore più importante è senza dubbio la presenza di un gruppo sanguigno compatibile.


LE OPZIONI PER IL TRAPIANTO

Il crescente successo ottenuto con il trapianto di fegato con organi prelevati da donatori cadavere ha portato ad un costante aumento della richiesta per questo particolare intervento chirurgico. L’aumento della domanda non è però stato parallelo all’aumento delle donazioni d’organo e ancora oggi esiste un forte squilibrio fra la richiesta di trapianto e l’effettiva possibilità di eseguire l’intervento. Un certo numero di pazienti rischia di non riuscire a fare il trapianto in tempi utili.

Per ovviare a questa situazione, si sono percorsi negli ultimi anni diverse strade per aumentare il numero di organi utilizzabili.
Nei primi anni dell’attività di trapianto di fegato alcuni donatori con particolari caratteristiche venivano a torto esclusi per motivi che oggi sappiamo essere del tutto infondati. Negli ultimi anni si sono quindi allargate le indicazioni alla donazione, pur nel rispetto di tutti i criteri di sicurezza indispensabili per verificare che il donatore non abbia delle malattie trasmissibili al ricevente con il trapianto.

Oggi si possono usare organi provenienti da donatori:

  • positivi per l’epatite C per pazienti che abbiano già l’epatite C o in casi di immediato pericolo di vita del ricevente anche per riceventi che non abbiano l’epatite C.
  • con pregressa epatite B (senza segni di malattia in atto) per pazienti che già abbiano l’epatite B o in casi di immediato pericolo di vita del ricevente anche per riceventi che non abbiano l’epatite B
  • di età avanzata: nel mondo, e anche a Bologna, sono stati utilizzati con successo fegati prelevati da donatori abbondantemente sopra gli 80 anni per interventi di routine. In alcune di queste occasioni sarà dovere e premura del chirurgo che contatta il paziente per l’intervento fornire le adeguate informazioni al ricevente e ai suoi famigliari.

Può anche essere richiesto al paziente la sottoscrizione di un documento di consenso in cui egli, dopo avere ricevuto adeguate informazioni dai chirurghi sulle caratteristiche del donatore, concorda nell’utilizzo di un particolare organo per l’intervento che deve essere eseguito.


IL TRAPIANTO DI FEGATO SPLIT

I recenti progressi in campo chirurgico hanno oggi permesso di applicare al trapianto le tecniche usate durante le resezioni convenzionali del fegato. Le resezioni epatiche sono interventi chirurgici comunemente impiegati per la cura dei tumori maligni che sorgono nel fegato. Il Centro di Bologna è uno dei più qualificati nell’esecuzione di questi interventi, con più di 1.500 resezioni effettuate sino ad oggi. In base a queste tecniche è possibile dividere il fegato in due parti e trapiantarle in due persone diverse in lista di attesa per l’intervento, in maniera che tutte e due funzionino poi in maniera indipendente e corretta.

Il vantaggio di questa tecnica è evidente: permette a due persone di ricevere un organo funzionante pur avendone a disposizione un solo fegato. La tecnica di divisione del fegato in questa maniera viene definita split. Il trapianto di fegato split è stato inizialmente impiegato per il trapianto nei bambini.

Recentemente la sua applicazione è stata estesa anche ai pazienti adulti.
Gli organi nei quali è possibile eseguire questa divisione provengono da donatori con caratteristiche cliniche ed esami del sangue fra i più favorevoli.
Il Centro Trapianti di Bologna ha già eseguito diversi trapianti di fegato con organi split secondo questa tecnica, con successo. Quando si realizzano tutte le condizioni per eseguire un trapianto di fegato split, è dovere e premura del chirurgo che contatta il paziente per l’intervento fornire le adeguate informazioni al ricevente.
Anche in questo caso viene richiesto al paziente la sottoscrizione di un documento di consenso in cui egli, dopo avere ricevuto adeguate informazioni, concorda nell’utilizzo del un fegato ridotto per l’intervento che deve essere eseguito.


IL TRAPIANTO DI FEGATO DA DONATORE VIVENTE

La tecnica di separazione del fegato sopra descritta è anche alla base della donazione di fegato da vivente. Questo particolare tipo di intervento consiste nell’asportazione di una porzione di fegato da un donatore volontario ed il successivo impianto nel paziente che è in attesa del trapianto.
L’attività di trapianto da donatore vivente è regolata dal 1999 con un’apposita Legge (Legge 16 Dicembre 1999, n. 483, “Norme per consentire il trapianto parziale di fegato”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1999) ed è una possibilità aggiuntiva al trapianto da donatore cadavere, non ad essa sostitutiva.

Non sostituisce cioè in alcun modo le attività di donazione, prelievo e trapianto da donatore cadavere.
Il trapianto di fegato da donatore vivente viene effettuato, per il beneficio terapeutico del paziente in lista di attesa e dopo una corretta e completa informazione, dietro esplicita, motivata e libera richiesta del donatore e del ricevente.
L’intervento sul donatore di fegato per trapianto comporta l’esecuzione di una resezione epatica. L’intervento di resezione epatica è considerato di chirurgia maggiore. L’estensione della parte da asportare viene definita caso per caso, in rapporto al peso del paziente che deve ricevere l’organo ed alle dimensioni del fegato del donatore.

I vantaggi di questa procedura per il ricevente, si possono così riassumere:

  • avere la certezza di poter fare il trapianto, dopo avere identificato il donatore idoneo;

  • ricevere un organo con caratteristiche assai favorevoli e sicure;
  • permettere al familiare di contribuire al processo di guarigione del proprio caro con un atto di donazione consapevole e libera. 


Il consenso del donatore ad asportare una parte del suo fegato deve essere:


  • esplicito, nel senso che dovrà essere chiaramente compreso ed altrettanto chiaramente espresso;
  • motivato, deve esistere un motivo chiaro su perché il candidato offre una parte del suo fegato per il trapianto;
  • libero, il candidato alla donazione sceglie liberamente di affrontare l’intervento in assenza di alcuna pressione né di aspettative di benefici di qualsiasi natura.


Questa possibilità vi sarà esplicitata dai medici epatologi e chirurghi che vi seguiranno nella fase di valutazione per il trapianto, è molto importante che chiediate tutte le spiegazioni su questa opportunità e che ne discutiate liberamente con i vostri familiari e con il vostro medico di fiducia.

 

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