Che cosa è l'epatite C
L'epatite C è una malattia del fegato causata da un virus denominato C (HCV) scoperto nel 1989. Prima del 1989 molti pazienti erano diagnosticati come affetti da epatite "non A, non B" dato che avevano una forma di epatite che non poteva essere caratterizzata. Solo ora sappiamo che il 90% di pazienti con una epatite "non-A non-B" avevano in effetti una epatite C.

Come viene diagnosticata l'epatite C?
Una volta che si trovi in un paziente un fegato che non funzioni normalmente, la diagnosi viene normalmente fatta rilevando nel sangue la presenza di un anticorpo al virus C. Questo indica che la persona è stata esposta al virus e che il suo sistema immuni- tario ha creato un anticorpo. Il test può mostrare una falsa rea- zione positiva per cui è necessario avere una conferma che il virus dell'epatite C è effettivamente nel sangue usando una reazione a catena di polymerase (PCR) che è un test estremamente sensibi- le per detectare l' RNA.

Come mi sono preso l'epatite C?
Molte persone hanno contratto l'epatite C o attraverso delle trasfusioni di sangue contaminato dal virus C, oppure per avere usato delle siringhe usate e infette per iniettarsi della droga in vena. Prima del 1990 il sangue per trasfusioni non veniva testato per l'HCV . Grazie al sistema di screening attuale, il rischio di contrarre una epatite C per una trasfusione di sangue è ridotto a meno dell'1%.
Altre probabilità di acquisire una epatite C riguardano il personale medico o paramedico che lavori in laboratori o a contatto con sangue infetto e che si possano ferire involontariamente con un ago od altro strumento.
Altri casi di infezione possono essere dovuti a tatuaggi nel caso che il tatuaggio sia stato fatto con strumenti scarsamente sterilizzati.
Madri affette da epatite C possono trasmettere il virus al feto ma questo accade in una percentuale inferiore all'1%. Questa percentuale aumenta qualora la madre sia infettata anche con virus HIV che causa l'AIDS.
Come ho potuto prendermi l'epatite C visto che non ho mai subito una trasfusione di sangue né ho mai fatto iniezioni di droga ?
I casi di epatite C non attribuibili a trasfusioni di sangue a iniezioni di droga, o a casi già indicati nella precedente domanda, sono chiamati "sporadici". Come abbiano contratto il virus C è sconosciuto.

Avendo una epatite C è possibile che io possa contagiare qualche altra persona?
Il sangue di una persona da epatite C è infetto. Per questa ragione chi ha un'epatite di questo tipo dovrà astenersi dal donare sangue o plasma. Non si sa quale probabilità abbia una persona di contrarre una epatite C in caso di contatti sessuali. Alcuni studi effettuati hanno dimostrato che non vi è nessun rischio di trasmettere il virus al proprio partner con il quale si hanno rapporti sessuali, altri studi hanno dimostrato che vi è solo un rischio minimo. La CDC, United States Centers for Disease Control and Prevention, dice che, per chi abbia un rapporto da lungo tempo con una persona, non vi è nessuna necessità di cambiare abitudini sessuali.

È vero che chiunque abbia una epatite C dovrà sostituire il proprio fegato?
No. Ma gli ultimi studi indicano che la maggioranza (80 %) dei pazienti affetti da epatite C contrarranno una infezione cronica del fegato. Circa il 30 % di quelli che hanno una infezione cronica svilupperanno una cirrosi epatica. Questa malattia si sviluppa lentamente tanto che i primi sintomi possono comparire dopo 10 o 20 anni.

Quali sono i sintomi dell'epatite C?
Appena si contrae l'infezione, la maggior parte delle persone soffre di sintomi simili a quelli di una comune influenza, con senso di stanchezza, dolori muscolari, nausea, vomito. A circa il 10% dei pazienti compare l'ittero (colorito giallognolo). Generalmente questi sintomi passano e per molti anni il paziente non denuncia sintomi di malattia del fegato.

Quali sono i sintomi di una infezione cronica e della cirrosi?
Generalmente non si avvertono i sintomi di una infezione cronica sebbene, gradualmente, si sviluppino: un senso di stanchezza e di fatica sempre più marcata, un colorito giallognolo della pelle, l'ittero (sclera degli occhi gialla), orine scure (del colore della coca-cola), gonfiori addominali, perdita muscolare, prurito vario, senso di disorientamento e confusione mentale, mancanza di appetito e facile irritabilità.

Quando è necessario fare il trapianto del fegato ?
Questa è una domanda molto complessa a cui si può rispondere solo caso per caso. Chiunque abbia una epatite C si deve fare seguire da un medico. Se vi sono segni di una malattia in evoluzione, l'ammalato deve rivolgersi ad un gastroenterologo.
Dato che si sa che l'epatite C progredisce molto lentamente, non è necessario il trapianto del fegato fino a che la malattia non ha raggiunto uno stadio "finale". Tra i fattori che devono essere considerati vi sono la velocità di progressione della malattia, la valutazione sulle eventuali complicazioni intervenute sul fegato e alcuni esami di laboratorio.

Quali sono le complicazioni che possono intervenire nel fegato?
Mano a mano che ci si avvicina allo stadio "finale", molte cose incominciano a non funzionare. Nei bambini vi può essere una interruzione della crescita. Nei bambini e negli adulti si può accumulare del liquido nell'addome (ascite). L'ascite può causare difficoltà di respirazione e diventare a sua volta infetta. La facoltà di pensare può venire disturbata (encefalopatia). L'encefalopatia incomincia con un leggero senso di disorientamento, progredisce fino ad una specie di assopimento e può raggiungere un grado di completa mancanza di reazione (coma). Si può verificare un versamento di sangue nel tratto intestinale a causa della ipertensione della vena porta. All'inizio, ciascuno di questi sintomi può essere controllato con dei medicamenti ma col progredire della malattia, l'effetto dei medicamenti diventa sempre più blando fino al punto in cui il trapianto diventa assolutamente necessario.

Che probabilità ho se subisco un trapianto di fegato?
La percentuale di sopravvivenza di un trapiantato di fegato dopo il primo anno è dell'80% e, dopo cinque anni del 70%. Tali percentuali non si discostano sia che il trapianto sia dovuto ad epatite C che ad altre ragioni.

Quanto durerà un fegato nuovo?
Nessuno sa quanto può vivere un fegato trapiantato. Il tempo più lungo che si conosca è di 25 anni. Si spera che con il migliorare delle tecniche e dei farmaci i pazienti trapiantati oggi possano avere una maggiore possibilità di vita produttiva. 

È possibile fare qualcosa per l'epatite C a parte il trapianto di fegato?
Si, esiste la possibilità di guarire l'epatite C con terapia farmacologica una volta che la diagnosi e l'attività della malattia siano state valutare con biopsia epatica. Il trattamento di scelta attualmente è la combinazione di Interferone e Ribavirina. La dose standard è di 3 MU di Interferone 3 volte alla settimana con Ribavirina 1000 mg al dì (1200 mg. per coloro che pesano più di 75 Kg.). La durata della terapia è di solito 12 mesi; essa viene però interrotta se a sei mesi è presente ancora il virus C, pur essendosi normalizzate le transaminasi. La terapia è in genere ben tollerata, anche se circa il 10-20% dei pazienti richiedono una riduzione dei dosaggi o la sospensione della terapia per effetti collaterali importanti. Il trattamento, che richiede controlli ripetuti, va eseguito in centri specializzati, presso i quali spesso vengono consegnati i farmaci che sono ad alto costo. Del tutto recentemente è stata introdotta una nuova formulazione di Interferone ritardo (Interferone-peghilato). Sono in corso studi per valutare se il suo impiego, associato a Ribavirina, dà risultati superiori a quello dell'interferone tradizionale.

L'epatite C può essere curata e guarita con il trapianto del fegato?
No. L'epatite C può vivere oltre che nel fegato anche in altre cellule. Una volta che il vecchio fegato sia stato rimosso e sostituito con uno nuovo, l'epatite si diffonde nuovamente nel fegato nel giro di poche settimane o mesi. La notizia cattiva è che al momento non vi è modo di mandare via completamente l'epatite C. La buona notizia è che in generale i risultati dell'epatite C dopo il trapianto sono buoni. Anche se la malattia ritorna, non sembra che questa, nella maggior parte dei casi, danneggi il fegato più di tanto. E' possibile che l'epatite si rimanifesti in forma così severa da provocare il fallimento del nuovo fegato ma questo non è molto comune. E' difficile interpretare risultati di lungo periodo (dieci anni) dato che si è stati capaci di diagnosticare l'epatite C solo dal 1990. Molte persone che sono state trapiantate negli anni '80 possono aver contratto l'epatite C al tempo del trapianto dato che a quel tempo il sangue usato per la trasfusione era probabilmente contaminato. Queste persone possono avere differenti possibilità in confronto a quelli che sono stati trapiantati a causa dell'epatite C. Realisticamente è possibile che l'epatite C possa diventare alla lunga un problema per il fegato di un trapiantato nel quale è presente il virus HCV. Noi non sappiamo ancora quale possa essere la gravità di questo problema.

Cosa si può fare per una epatite C che ritorni in un fegato trapiantato?
Non si è trovata nessuna terapia che possa modificare il corso della malattia. Si è provato in via sperimentale l'interferone alfa ma senza grandi successi

Io ho sia l'epatite B che l'epatite C. Posso essere sottoposto ad un trapianto di fegato?
Si. Alcuni Centri Trapianti stanno facendo trapianti anche in questi casi.

C'è qualcosa che è responsabile di uno sviluppo più veloce dell'epatite C?
Si ritiene che l'alcool faccia aumentare la progressione della malattia e viceversa. Non si sa se c'è una quantità di alcool che possa essere assunta se uno ha l'epatite C. E' sicuro comunque che si deve evitare l'uso pesante (più di 3 bicchieri al giorno) di alcool. La cosa migliore è non bere alcool se si sa di avere l'epatite C. Se uno o due bicchieri aumentino la velocità di sviluppo di una malattia del fegato non è al momento conosciuto.

Come il virus infetta il fegato
Il virus dell'epatite C, come tutti i virus, è un parassita delle cellule che per vivere deve introdursi nella cellula trasmettendole il suo patrimonio "malato", per poi trasferirlo alle altre cellule sane, infettandole. Tale virus "utilizza", quindi, la cellula senza distruggerla, poiché ha bisogno di essa per essere veicolato. Nella figura in basso si può vedere un ingrandimento della sezione attaccata dal virus. Le frecce indicano le modalità di trasmissione del virus alle cellule circostanti.

Gli accorgimenti anti-contagio

Per evitare il contagio dell'epatite C è sempre meglio evitare lo scambio di oggetti personali (soprattutto se vi è un malato in famiglia) quali rasoi (1), spazzolini da denti (2), pettini (3), forbicine (4), pinzette (5).
Se non perfettamente sterilizzati il rischio rimane per tutti gli strumenti taglienti di uso chirurgico (6), odontoiatrico (7) e paramedico (8). Per quanto riguarda queste ultime tre categorie è sufficiente accertarsi che gli strumenti siano sostituiti da quelli monouso, utilizzati da tutti gli specialisti seri.

Gli esami da fare
Il metodo più efficace per diagnosticare l'epatite C è l'esame del sangue che rivela la presenza degli anticorpi diretti contro il virus (anti HCV), che compaiono dopo 10 settimane dal contagio.

I metodi di analisi sono due:

1) l'Enzyme Linked Immuno Sorbent Assay,

2) il Recombinanti Immuno Blot Assay che, in genere, viene usato per confermare i risultati del primo.

Se si ha il sospetto che l'infezione sia più recente (e cioè non è ancora passato abbastanza tempo per poter fare questi esami) si può anche cercare direttamente il virus nel sangue, attraverso la sua impronta genetica. In questo caso si ricorre alla Polymerase Chain Reaction, un metodo che serve anche per misurare la concentrazione del virus nel sangue, un valore di fondamentale importanza per controllare l'evoluzione della malattia e la reazione alle cure. Si tratta però di un esame particolarmente costoso che viene eseguito soltanto in alcuni centri.

Altri test diagnostici importanti sono:

1) il dosaggio delle transaminasi,

2) l'ecografia del fegato,

3) in alcuni casi, se il medico la ritiene necessaria: la biopsia epatica.

Il meccanismo del virus

Secondo alcuni studi il virus C agirebbe direttamente sulle cellule epatiche; secondo altri, e sembra che si tratti dell'ipotesi più attendibile, il danno sarebbe il risultato di un'azione combinata tra il virus e il nostro sistema immunitario. Come tutti i virus, infatti, anche quello dell'epatite C è un parassita delle cellule: per vivere e per moltiplicarsi deve entrare in queste per sfruttarne l'energia. Per garantirsi la sopravvivenza, quindi, il virus non ucciderebbe mai le cellule che infetta, ma in questo processo intervengono anche i globuli bianchi, cioè le principali cellule del sistema immunitario, che hanno il compito di difendere l'organismo dagli agenti esterni. Nel dare la caccia al virus i globuli bianchi danneggiano anche i tessuti del fegato e non solo. Il virus C ha spesso a che fare con malattie del sangue, della tiroide, della pelle e, di conseguenza, potrebbe essere responsabile di altri disturbi oltre che dell'epatite C.

 

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