(San Francisco, USA, Maggio 2002)

Nel mese di Maggio 2002 a San Francisco (California) si è svolta, come ogni anno, la settimana delle Malattie Digestive, che è considerata la principale manifestazione scientifica mondiale sull’argomento. Fra i vari temi hanno avuto particolare rilievo quelli dedicati alla epatite C, che rappresenta negli USA, come in Italia, un grande problema di sanità pubblica, con circa 3 milioni di pazienti infetti da questo virus. Vengono qui riferiti alcuni aspetti, che possono essere di maggiore interesse per il pubblico.

  1. Epidemiologia 
    Alcuni ricercatori hanno cercato di rispondere al quesito se l’epatite C può essere trasmessa attraverso lo spazzolino da denti. Studiando la saliva di soggetti con epatite C, il virus C veniva isolato nel 30% dei campioni prima dello spazzolamento dei denti e nel 31% dopo. L’acqua utilizzata per il lavaggio dello spazzolino da denti al termine della pulizia dentaria mostrava la presenza del virus C nel 40% dei campioni. Questi studi suggeriscono la possibilità di trasmissione dell’epatite C con l’uso in comune degli spazzolini da denti, il che deve quindi essere evitato.
  2. Esami di laboratorio 
    Si è visto che la terapia combinata Interferone + Ribavirina è in grado di abbassare o anche di normalizzare i livelli di alfaproteina nei soggetti con epatite C, indipendentemente dalla risposta virologica. Per quanto riguarda i valori di crioglobulinemia nell’epatite C, quelli positivi prima del trapianto erano a maggior rischio di sviluppare cicatrici nel fegato (fibrosi) dopo il trapianto rispetto a quelli senza crioglobuliemia.
  3. Progressione della malattia in pazienti con cirrosi compensata da virus C 
    Alcuni AA. hanno visto, seguendo soggetti di questo tipo per un periodo medio di 12 anni, che vi è la possibilità di sviluppo di tumore primitivo primitivo del fegato (epatocarcinoma) (3,6% di casi nuovi ogni anno). Meno importante per la mortalità è lo scompenso epatico. Questa progressione può essere limitata dalla eradicazione con farmaci del virus C, tenendo conto tra l’altro delle proprietà antitumorali dell’interferone stesso.
  4. Terapia nei soggetti portatori di virus C e normali valori di transaminasi 
    Vi è ampia discussione se trattare o no con farmaci questo tipo di pazienti, dal momento che la evoluzione verso la cirrosi in tali circostanze è molto lenta o anche assente. Un gruppo di studiosi americani ha dimostrato in questi pazienti una risposta terapeutica alla terapia con Interferone e Ribavirina simile a quella ottenuta nei soggetti con transaminasi elevate. Pertanto può essere indicata la esecuzione di una biopsia epatica per valutare la entità del danno epatico, per procedere poi eventualmente ad un trattamento terapeutico.
  5. Trattamento dei pazienti con epatite C che hanno presentato ricadute dopo terapia o che non hanno risposto
    E’ stato osservato che la terapia combinata di Interferone pegilato e Ribavirina può dare una risposta favorevole (scomparsa del virus C) in una percentuale variabile dal 43 al 60% in soggetti che hanno presentato ricadute dopo terapia tradizionale con Interferone semplice e Ribavirina. La risposta è invece apparsa scarsa nei soggetti che non avevano precedentemente risposto alla terapia tradizionale.
  6. Terapia combinata antivirale nella fase precoce post-operatoria dopo trapianto epatico
    La terapia antivirale con Ribavirina, associata ad Interferone standard (non pegilato), iniziata entro 2 settimane dal trapianto di fegato per danno epatico da virus C, ha determinato una significativa diminuzione del livello di virus C nel sangue rispetto ai soggetti non trattati (gruppo placebo). In qualche caso la risposta (livelli di virus C non determinabili) è durata nel tempo, anche dopo la sospensione della terapia. Appare così possibile, nonostante la influenza negativa della immunosoppressione, controllare il virus C, fino anche ad eliminarlo, precocemente nella fase post-trapianto.
  7. Terapie alternative
    Sono stati riferiti i risultati dell’impiego dell’amantidina contro placebo in soggetti con epatite C. La risposta sostenuta dopo 6 mesi di amantidina è risultata del 15,4%. Gli effetti collaterali sono risultati minimi. E’ pertanto ipotizzabile l’impiego di questo farmaco come alternativa nei pazienti che non rispondono o non tollerano l’Interferone.
  8. Coinfezione virus C/HIV 
    E’ stato dimostrato che la associazione di Interferone pegilato + Ribavirina può essere sicura e ben tollerata nei pazienti con AIDS affetti anche da virus C.

Prof. Lionello Gandolfi

 

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