Come è noto, la terapia dell’epatite cronica C viene generalmente ora effettuata con Interferone pegilato + Ribavirina, il che ha determinato un marcato aumento di risposte virologiche favorevoli (da meno del 10% dei casi con le precedenti terapie ad oltre il 50%).Nel caso di infezione da virus C del genotipo 1 si dovrebbe praticare questo trattamento combinato per 48 settimane, mentre nei genotipi 2 e 3 dovrebbe essere sufficiente una durata della terapia di 24 settimane.
Attualmente sono presenti in commercio due molecole di Interferone (alfa-2a e alfa-2b) con la stessa indicazione, ma non sono stati fatti fino ad ora studi comparativi randomizzati volti a valutare se vi sono differenze significative fra di loro per quanto riguarda i risultati terapeutici.
Il dosaggio dell’Interferone deve essere rapportato al peso corporeo. Per agevolare i pazienti, è stato messo di recente in commercio un dispositivo simile ad una penna, che grazie alla presenza di una ghiera con i riferimenti per il peso corporeo, consente un facile dosaggio dell’Interferone (Peginterferone alfa-2b).
Allo scopo di migliorare i risultati fino ad ora raggiunti, ed in considerazione della non infrequente comparsa di effetti collaterali con gli attuali schemi terapeutico e del loro costo elevato, si stanno ricercando nuove strategie con i farmaci ora disponibili, come è stato discusso al 39° Meeting annuale della Associazione Europea per lo Studio del Fegato, svoltosi a Berlino nell’aprile ’04.Queste strategie comprendono la previsione precoce di una mancata risposta per evitare terapie non necessarie, la monoterapia con Interferone peghilato o con Ribavirina per prevenire la progressione in fibrosi ed il carcinoma epatocellulare, l’aggiunta di un terzo farmaco (amantadina, timosina alfa), gli effetti sinergici di Interferone alfa e Interferone gamma. Si stanno inoltre sperimentando nuovi farmaci, quali inibitori enzimatici del virus C, anticorpi contro il virus C per prevenire la reinfezione dopo trapianto epatico, inibitori dell’apoptosi.
La maggior parte delle ricerche riportano i risultati della terapia dell’epatite cronica da virus C nel breve termine. Un interessante lavoro (Gut 2004;53:1504-1506) ha riferito come nel lungo termine la prognosi dei pazienti con Epatite cronica da virus C che hanno mostrato una risposta sostenuta alla terapia con Interferone (assenza di virus dosabile a 6 mesi dopo il trattamento) è “eccellente”. In questi pazienti infatti la percentuale di recidiva virologica e di scompenso era molto bassa in un follow-up di 5 anni (rispettivamente 4,7 e 1,0%) e non si verificavano casi di epatocarcinoma. La sopravvivenza a 5 anni era simile a quella della popolazione generale.Pertanto si può affermare che in pazienti con epatite cronica C un esame di sangue effettuato 6 mesi dopo avere cessato la terapia può essere in grado di predire un andamento favorevole a lungo termine.
I risultati favorevoli ottenuti con la terapia nella infezione da virus C hanno certamente contribuito a migliorare la prognosi dei pazienti sottoposti a trapianto epatico per malattie determinate da questo virus. E’ stato dimostrato di recente da AA. americani (Liver Transpl 2004;10:1120-1130) che i risultati a distanza, in 165 pazienti con infezione da virus C, seguiti fino a 12 anni dopo il trapianto epatico, sia per quanto riguarda la sopravvivenza del paziente che del fegato trapiantato, sono altrettanto favorevoli che nei pazienti affetti da malattie epatiche da altre cause.
E’ però necessario abbassare con la terapia, quando possibile, prima del trapianto, i livelli del virus C, quando questi sono elevati. 
Infine va segnalato come la terapia con Interferone pegilato, anche se non associato a Ribavirina, si sia dimostrata efficace nell’impedire la progressione della fibrosi epatica anche nella recidiva dell’epatite C post-trapianto, secondo quanto riferito del tutto recentemente da Chalasani e Coll. (Gastroenterology, 2004;126 suppl.2: A-664).
In conclusione, le ricerche recenti dimostrano la possibilità di un futuro sempre più favorevole per i pazienti affetti da epatopatia da virus C.

Prof. Lionello Gandolfi

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