Quando, trenta anni fa, il trapianto era una tecnica chirurgica poco piu’ che sperimentale e il concetto della donazione non era diffuso nella popolazione, gli organi da impiantare provenivano dai pochi donatori disponibili senza alcun controllo e nessuna selezione se non quella del gruppo sanguigno. La filosofia era quella di utilizzare tutti gli organi disponibili indipendentemente dalla loro qualita’ e dalle caratteristiche del donatore e di anteporre quindi l’effettuazione del trapianto al rischio di malattie trasmissibili dal donatore al ricevente.

Questa filosofia e’ invalsa per decenni e tuttora perdura in alcune realta’ nazionali. Gli Stati Uniti storicamente sono la nazione in cui sono stati effettuati piu’ trapianti di organo e in linea con l’efficienza amministrativa di questo paese sono stati compilati da sempre registri di malattia dei pazienti trapiantati che includevano anche le malattie trasmesse dai donatori ai riceventi. Rileggendo questi registri americani si puo’ constatare che nel passato sono stati utilizzati organi di donatori con tumori metastatici e con malattie infettive che in alcuni casi si sono trasmesse ai riceventi con conseguenze letali. La percentuale di trasmissione di queste malattie negli Stati Uniti e’ sempre stata considerata trascurabile e comunque calcolabile nella valutazione del rapporto rischio/beneficio. 
L’Europa si e’ dimostrata piu’ sensibile a questo problema e a partire dal 1997 ha stilato alcune linee guida dirette in particolare alle patologie neopastiche potenzialmente trasmissibili. Infatti, l’esigenza di un controllo della idoneita’ degli organi da impiantare per garantire la buona riuscita del trapianto e’ sempre stata considerata fondamentale nell’ambito del centro trapianti fondato a Bologna dal Prof. G. Gozzetti nel 1986. Da allora, il centro trapianti di Bologna, anche se non ufficialmente, si e’ avvalso per anni della collaborazione su base volontaria del servizio di Anatomia Patologica del Prof. Grigioni per il controllo dei donatori prima dell’impianto degli organi e occasionalmente per escludere malattie potenzialmente trasmissibili. Questa attivita’ a carattere pionieristico nel campo della Anatomia Patologica, e’ stata ufficializzata a partire dal 2000 quando all’interno della struttura diretta dal Prof. Grigioni e’ stato istituito un servizio di pronta disponibilita’ 24 ore su 24 per la valutazione estemporanea della idoneita’ degli organi e dei donatori. Il servizio prevede l’attivazione di un medico e di un tecnico ogni qual volta una equipe di trapianto nella regione Emilia-Romagna ritenga necessaria la valutazione della bonta’ di un organo da impiantare o sospetti la presenza di malattie trasmissibili nel donatore. A questo scopo ono state ottimizzate procedure per la valutazione (circa 10 minuti) della idoneita’ dei fegati e per quella (circa 2 ore) della dei reni da impiantare. La presenza di un patologo reperibile nelle ore notturne - quando si effettua il 95% degli espianti di organo- ha spinto nel tempo i chirurghi a richiedere il controllo anatomo-patologico estemporaneo di tutte le lesioni sospette che occorrono durante le procedure di espianto e ha fatto di queste richieste una esigenza sempre piu’ irrinunciabile. 
Dallo svolgimento di questo tipo di attivita’ e’ scaturita l’idea di realizzare un vero e proprio protocollo per la valutazione della sicurezza degli organi e dei donatori nell’ambito della Regione Emilia-Romagna. Questo protocollo si applica a ogni donatore che si presenta in regione e si articola in due fasi una pre-chirurgica e una chirurgica. Durante la prima fase il centro di coordinamento trapianti in collaborazione con l’ospedale che segnala la donazione e con i famigliari raccoglie accuratatamente i dati anamnestici del donatore, effettua esami di sangue multipli e un esame ecografico esteso a addome, pelvi, tiroide, mamella e testicolo, tutti finalizzati a escludere malattie neoplastiche e infettive potenzialmente trasmissibili. In caso di reperti sospetti il donatore puo’ essere sottoposto anche a un piu’ sofisticato esame TAC. Nella seconda fase, l’equipe chirurgica durante l’espianto degli organi effettua un controllo generale di tutti gli organi interni e delle sierose per escludere ogni tipo di patologia. Qualsiasi reperto sospetto rilevato nelle due fasi del protocollo viene prelevato e inviato alla Anatomia Patologica per un esame estemporaneo che in pochi minuti fornisce indicazioni sul tipo di patologia e sul suo potenziale di trasmissiblita’.
Nei primi due anni di applicazione il protocollo ha scoperto una serie di patologie benigne che non hanno inficiato la riuscita della donazione ma anche 8 tumori maligni che senza questo controllo non sarebbero stati visti. Gli organi, in questi casi sono stati scartati. 
Questo protocollo della Regione Emilia-Romagna e’ stato il primo ideato nel suo genere e per questo i risultati dei primi anni della sua attuazione sono stati pubblicati sulla rivista “Transplantation” che e’ il giornale internazionale di riferimento per le problematiche inerenti ai trapianti. Sulla scorta del successo ottenuto in ambito regionale, il Centro Nazionale Trapianti ha deciso di adottare il protocollo anche a livello nazionale e ha creato un vero e proprio “staff” di esperti per le problematiche della sicurezza della donazione degli organi. Questo gruppo di esperti di cui il Prof. Grigioni e’ membro in qualita’ di responsabile per la sicurezza dei donatori nell’ambito delle neoplasie, ha stilato le linee guida nazionali che dal giugno 2003 rappresentano il riferimento ufficiale per tutti i centri trapianti nazionali. Inoltre, sempre nell’anno 2003, durante il semestre Italiano di Presidenza della Comunita’ Europea, il Ministro Sirchia ha proposto l’applicazione a livello Europeo delle linee guida Italiane in materia di sicurezza della donazione di organi. Queste linee guida classificano le neoplasie e le malattie infettive dei donatori in base al loro effettivo rischio di trasmissibilita’ e se da una parte permettono la donazione in caso di malattie infettive a basso rischio di trasmissione in situazioni di grave emergenza clinica, dall’altra vietano tassativamente la donazione di fronte a malattie che potrebbero essere trasmesse ai riceventi con conseguenze gravi.
Garantire la sicurezza della donazione di organi non significa scartare organi o vanificare il gesto di una donazione, ma vuole dire essere consapevoli dei rischi che possono derivare dall’impianto di organi da donatori con malattie trasmissibili. La sicurezza della donazione non si ferma al trapianto. Infatti per i pazienti che accidentalmente ricevono un organo da un donatore neoplastico sono disponibili sofisticate metodiche di laboratorio che rivelano precocemente nel sangue la presenza di cellule tumorali provenienti dal donatore permettendo cosi’ di intervenire con tempestivita’. Nel laboratorio di Patologia Molecolare che affianca l’attivita’ del servizio del prof. Grigioni vengono attualmente monitorati 5 pazienti provenienti da tutt

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