IL TRAPIANTO COME MIRACOLO DEL 20° SECOLO

Recentemente, sul New England Journal of Medicine (2004; 351:2678-80), la più importante rivista medica internazionale, è comparso un articolo dal titolo "Trapianto - Un miracolo medico del 20° secolo" ad opera di Peter J. Morris. Anche se l'argomento tratta prevalentemente il trapianto di rene, appare tuttavia interessante ripercorrere le tappe che hanno portato la medicina a potere sostituire nell'uomo vari organi ammalati.


Il 23 Dicembre 1954 fu eseguito ad un paziente che stava morendo per insufficienza epatica un trapianto di rene, utilizzando come donatore il fratello gemello. L'intervento fu eseguito a Boston da una equipe condotta da John Merrill, J. Murray e H. Harrison. L'intervento riuscì perfettamente, con vantaggio del paziente e nessun inconveniente per il donatore. Questo fu il primo trapianto riuscito, che destò enorme interesse sia nei media che nella classe medica. Ciò successe circa 50 anni dopo che Emerich Ullmann aveva eseguito il primo trapianto sperimentale di rene fra cani a Vienna nel 1902.

Qualche anno dopo (1906) un chirurgo di Lione unì i vasi renali di una pecora ed un rene di maiale rispettivamente ai vasi del braccio di due pazienti che stavano morendo per insufficienza renale. Nessuno dei due reni funzionò. Tuttavia questi furono i primi trapianti da animale nell'uomo.
L'era moderna del trapianto clinico iniziò a Parigi e a Boston dopo la 2a Guerra Mondiale. A questo proposito è da segnalare la piccola casistica di trapianti di rene da cadavere eseguita da David Hume a Boston. Non fu eseguita nessuna terapia immunosoppressiva, ma ciononostante alcuni reni funzionarono per giorni o settimane, ed uno addirittura per diversi mesi. Visti i risultati favorevoli ottenuti nel caso di trapianto fra gemelli nel 1954, a Boston ed in Europa si diressero gli sforzi per ottenere una immunosoppressione con la irradiazione di tutto il corpo. Ciò determinò però la morte dei pazienti per aplasia midollare con infezioni sovrapposte successive, per cui nel 1960 la tecnica venne abbandonata.
In seguito, dopo la segnalazione di due ricercatori di Boston della possibilità di sopprimere la risposta immunitaria ad una proteina anomala nel coniglio e di prolungare la sopravvivenza di trapianti di cute, Roy Calne in Inghilterra e Charles Zukoski e David Hume negli USA mostrarono che la 6-mercaptopurina prolungava la sopravvivenza del rene trapiantato nei cani. La 6-mercaptopurina fu poi sostituita dalla azathioprina, che con l'aggiunta di corticosteroidi poteva mantenere la immunosoppressione.Più tardi furono introdotte delle globuline antilinfocitiche, come parte di un protocollo di induzione.La cosiddetta era dell'azathioprina si protrasse fino all'inizio del 1980, consentendo i primi sforzi di trapianto di fegato, cuore e pancreas.
Nei primi anni 80 comparve infatti la ciclosporina, il che comportò una riduzione dei casi di rigetto d'organo, non solo nel caso di trapianto di rene ma anche, in modo drammatico, nel trapianto di fegato e cuore.
Nell'ultima decade del 20° secolo sono diventati disponibili altri immunosoppressori (ad es. tacrolimus e sirolimus), e all'inizio degli anni 80 fu introdotto nella pratica clinica il primo anticorpo monoclonale diretto verso i T-linfociti (OKT3), seguito da altri analoghi, di cui però solo quelli diretti contro i recettori dell'interleuchina-2 sono di largo impiego.
Attualmente la perdita di organi per rigetto acuto irreversibile è infrequente, e la sopravvivenza ad 1 anno è dell'80-90% per tutti gli organi trapiantati.
L'A., prima di concludere, fa presente che tuttavia restano molti problemi da risolvere, quali ad esempio le complicanze associate con i farmaci immunosoppressori (effetti nefrotossici, ipertensione, iperlipemia, diabete, e, nel caso di lungo trattamento, l'aumentata incidenza di tumori). Resta inoltre sempre il problema della carenza di organi, con i relativi dilemmi etici sulle modalità migliori d'allocazione. Va sottolineato infine come il trapianto sia servito come stimolo iniziale per la definizione della istocompatibilità, con la nascita di una vera e propria scienza di biologia del trapianto durante gli ultimi 50 anni. E' da presumere che i prossimi 50 anni saranno ancora più eccitanti, con lo sviluppo favorevole dello xenotrapianto e l'uso di cellule staminali.

PROF.DOTT. LIONELLO GANDOLFI

 

NEWS SCIENTIFICHE

Il trapianto di fegato da donatore vivente

Leggi tutto...

Progressi nella terapia della infezione da Virus C

Leggi tutto...

Sicurezza della donazione di organi: il modello della Regione Emilia-Romagna

Leggi tutto...