Sul numero di Settembre 2002 di Digestive and Liver Disease (2002;34:640-8), organo ufficiale delle Società Italiane che si interessano delle Malattie dell'Apparato Digerente e del Fegato, è comparso uno studio interessante che riporta l'esperienza di 15 Centri Italiani di Trapianto di Fegato che copre il periodo che va dal Giugno 1983 al Dicembre 1999.

Sono stati eseguiti nel periodo suindicato 3323 trapianti di fegato su 3026 pazienti.

La sopravvivenza a 3,5 e 10 anni è risultata rispettivamente del 72.3, 68.8 e 61.3%. Essa era minore nei soggetti di età superiore a 65 anni e con trapianto effettuato in fase avanzata di malattia.


Le indicazioni più comuni sono risultate le epatopatie da virus B e la cirrosi correlata all'epatite da virus C (59.4%). Seguono il carcinoma epatocellulare (18.0%), la cirrosi alcoolica (9.2%), le malattie colestatiche (6.9%, prevalentemente cirrosi biliare primitiva). A proposito dei pazienti trapiantati per cirrosi alcoolica, va segnalato che solo il 3% ha ripreso in seguito a bere abbondantemente.

Per quanto riguarda il sesso, è risultato prevalente quello maschile (70.3%); l'età media è stata 50 anni, con oscillazioni fra 15 e 72 anni.

Il tempo medio in lista di attesa era di 7.2 ± 8.4 mesi (oscillazione fra 0.03-60), con tempi più brevi per soggetti più giovani e per il gruppo sanguigno AB.

Percentuali di sopravvivenza eccellenti sono stati osservati particolarmente in situazioni in cui la indicazione al trapianto è controversa, quali la cirrosi alcoolica, la cirrosi correlata all'epatite da virus B ed il carcinoma epato-cellulare.

Gli episodi di rigetto cellulare acuto sono stati il 43.5%. E' stato necessario effettuare un ritrapianto nell'8.9% dei casi. Le cause più comuni di ritrapianto sono state la cosiddetta non-funzione primaria (29%), la recidiva della malattia (25%) e le complicanze vascolari (21%).

Le più comuni cause di morte dopo il trapianto sono state le infezioni e/o le sepsi.

La terapia immunosoppressiva era basata sulla ciclosporina nel 78.7% dei casi e sul Tacrolimus nel 21.3%.

I risultati dei centri italiani hanno mostrato complessivamente buoni risultati in termini di sopravvivenza dei pazienti e dell'organo trapiantato, confrontabili a quelli di altre ampie casistiche della letteratura.

Prof. Lionello Gandolfi

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